26/08/2026
Ieri sera in Associazione c’è stato un incontro propedeutico per i nuovi potenziali Team Leader (Capo Equipaggio). Ci piace condividere il pensiero e le considerazioni di P. (Soccorritore volontario che non conosciamo) ai nuovi TL che stanno intraprendendo questo nuovo percorso. Ovviamente vale anche per i “vecchi”. Buona lettura e buon nuovo inizio!
🎯 Mi chiamo P., faccio volontariato da xx anni in emergenza e oggi voglio condividere con voi un intervento che mi ha lasciato qualcosa dentro.
Oggi ero in servizio come capo equipaggio su un MSB, quindi su un’ambulanza di soccorso di base.
La chiamata riguardava un incidente automobilistico avvenuto in una zona di parcheggio. Una di quelle situazioni che, sulla carta, possono sembrare semplici, ma che una volta arrivati sul posto richiedono attenzione, lucidità e soprattutto capacità di lavorare insieme.
Quando siamo arrivati con l’ambulanza, la prima cosa è stata osservare bene la scena.
Prima ancora di concentrarsi sul paziente bisogna capire cosa sta succedendo intorno: la posizione dei veicoli, eventuali pericoli, le persone presenti, la sicurezza dell’equipaggio e di chi si trova coinvolto.
Come capo equipaggio, in quei momenti senti una responsabilità particolare.
Devi cercare di mantenere la calma, raccogliere le informazioni, coordinare i colleghi e contemporaneamente iniziare la valutazione della persona coinvolta.
Hai tante cose che passano per la testa, ma devi riuscire a metterle in ordine.
Non puoi permetterti di farti trascinare dalla confusione.
Devi osservare.
Ascoltare.
Comunicare.
E soprattutto devi ricordarti che davanti a te non hai semplicemente “un intervento”.
Hai una persona.
Sul posto, oltre al nostro MSB, sono intervenuti anche MSA, Vigili del Fuoco e Polizia Locale.
Ed è proprio in questi momenti che si capisce davvero quanto sia importante il lavoro di squadra.
L’MSB porta sul posto l’equipaggio dell’ambulanza e garantisce la prima assistenza sanitaria.
L’MSA interviene con personale sanitario avanzato quando la situazione lo richiede.
I Vigili del Fuoco lavorano sulla sicurezza tecnica dello scenario e del veicolo.
La Polizia Locale gestisce la viabilità, la sicurezza dell’area e tutto ciò che permette ai soccorritori di operare nel modo più sicuro possibile.
Ruoli diversi.
Uniformi diverse.
Competenze diverse.
Ma in quel momento tutti stanno lavorando per la stessa persona.
Ed è forse questa una delle cose più belle del sistema di soccorso: quando funziona davvero come squadra, nessuno lavora “da solo”.
Naturalmente non entrerò nei dettagli sanitari dell’intervento, per rispetto della persona coinvolta e della sua privacy.
Ma voglio raccontare quello che spesso non si vede.
La parte umana.
Quando arrivi su un incidente, davanti a te c’è qualcuno che magari fino a pochi minuti prima stava semplicemente vivendo la propria giornata.
Forse stava andando a casa.
Forse stava andando al lavoro.
Forse aveva parcheggiato per fare una commissione.
Poi, in pochi secondi, tutto cambia.
Ed è lì che arriviamo noi.
In quei momenti anche una frase semplice può avere un peso enorme.
Un «Siamo qui».
Un «Adesso pensiamo noi a lei».
Una mano appoggiata sulla spalla.
Uno sguardo che cerca di trasmettere tranquillità.
Sono gesti che non trovi scritti in nessun protocollo, ma che fanno parte del soccorso tanto quanto tutto il resto.
Essere capo equipaggio non significa essere quello che comanda gli altri.
Per me significa soprattutto assumersi una responsabilità.
Verso il paziente.
Verso i propri colleghi.
Verso la sicurezza della squadra.
Vuol dire cercare di mantenere una visione completa della situazione anche quando sei concentrato su mille cose contemporaneamente.
Vuol dire sapere quando prendere una decisione, ma anche quando ascoltare.
Vuol dire confrontarsi con il personale dell’MSA, collaborare con i Vigili del Fuoco, comunicare con la Polizia Locale e fare in modo che il proprio equipaggio possa lavorare con ordine e sicurezza.
Dopo xx anni di volontariato in emergenza, una cosa l’ho capita bene: non esistono due interventi uguali.
Puoi avere esperienza.
Puoi conoscere le procedure.
Puoi aver indossato quella divisa centinaia di volte.
Ma ogni volta che sali sull’ambulanza devi essere pronto a ricominciare da capo.
Perché cambia la situazione.
Cambia il paziente.
Cambiano le emozioni.
E cambi anche tu.
Ci sono interventi che finiscono e pochi minuti dopo riesci quasi a staccare la mente.
Altri invece rimangono lì.
Quando risali sull’ambulanza, sistemi il materiale e finalmente per qualche secondo cala il silenzio, inizi quasi automaticamente a ripensare a tutto.
A quello che hai fatto.
A quello che hanno fatto i tuoi colleghi.
Alle decisioni prese.
Alle parole dette.
E magari ti chiedi anche cosa avresti potuto fare ancora meglio.
Per me anche questo significa essere soccorritore.
Non sentirsi mai arrivati.
Continuare a imparare.
Continuare a mettersi in discussione.
Continuare ad avere rispetto per chi abbiamo davanti.
Oggi, ancora una volta, ho visto lavorare insieme ambulanza MSB, MSA, Vigili del Fuoco e Polizia Locale, all’interno del sistema di emergenza della ( omissis regione)..
E alla fine dell’intervento mi sono ricordato ancora una volta perché, dopo xx anni, continuo a fare volontariato.
Non per la sirena.
Non per la divisa.
Non per poter dire “io c’ero”.
Ma perché quando una persona attraversa un momento difficile della propria vita, qualcuno deve esserci.
E noi abbiamo scelto di essere quelle persone.
Con professionalità.
Con rispetto.
Con lucidità.
Ma soprattutto con umanità.
Grazie al mio equipaggio e grazie a tutti gli operatori intervenuti oggi.
Perché dietro ogni ambulanza, dietro ogni mezzo di soccorso e dietro ogni uniforme ci sono persone che, per qualche minuto, mettono da parte tutto il resto per occuparsi di qualcuno che spesso non hanno mai visto prima.
Ed è forse proprio questa la cosa più bella del soccorso.
Essere presenti nel momento in cui qualcuno ha più bisogno di non sentirsi solo.