30/03/2022
«Ho perso il conto, quell'autunno, del numero di volte in cui mi sono svegliato su una lastra di saliva al rombo dell'antica macchina per caffè espresso di Rubin, un colosso appannato sormontato da una grande aquila cromata, il suono oltraggioso delle pareti di acciaio ondulato del luogo, ma anche estremamente confortante: c'era il caffè. La vita sarebbe andata avanti».
William Gibson (da 'Il mercato d'inverno')
Quando si parla di , e fantascientifica (o quantomeno proiettata nel ) è curioso che ci siano alcuni elementi che rimangono invariati rispetto ai nostri usi nel presente e nei contesti che viviamo tutti i giorni.
Tra questi usi e abitudini troviamo spesso il riferimento al sorseggiare bevande calde, soprattutto e , bevande associate alla socialità umana in un'ottica transculturale e transtemporale.
Ed è così che anche William Gibson, iniziatore del genere , in un mondo del futuro prossimo dove e connessioni umano-macchina sono la scenografia e la sceneggiatura imperanti, non può fare a meno di parlare del caffè come un elemento della quotidianità e della vita di tutti.
Il caffè sembra quasi subito diventare non solo una bevanda calda da sorseggiare mentre si fanno quattro chiacchiere al , ma un vero e proprio simbolo dell'umanità come concetto più ampio.