27/04/2026
Domani 28 aprile, si celebra Sa Die de sa Sardigna, la giornata del popolo sardo, istituita con legge regionale n.44 il 14 settembre 1993. Cosa ricorda questa ricorrenza?
Ricorda quando il 28 aprile 1794, a Cagliari, il popolo sardo disse basta e cominciò una rivolta popolare contro i piemontesi, che fu la prima di una serie di turbolenze che vengono definite come 'I vespri sardi'. L'amministrazione sabauda era considerata invadente e poco rispettosa, le cariche pubbliche erano occupate dai funzionari piemontesi, mentre ai sardi restava solo obbedire.
Quel giorno, però, il popolo si ribellò. Nella rivolta, oltre 500 funzionari sabaudi, compreso il viceré Balbiano, furono cacciati dall’isola. Fu caccia ai forestieri, definita 's'acciappa': si racconta che per distinguere i piemontesi bastava una frase: “Nara cixiri” — “di’ ceci”. Solo chi era davvero sardo sapeva pronunciarla nel modo giusto.
La rivoluzione durò tre anni, tra speranze, slanci e sconfitte. Non portò tutti i cambiamenti desiderati, e il controllo sabaudo fu poi ristabilito. Quel gesto è rimasto come un momento di consapevolezza nella memoria collettiva, anche se non tutti gli storici concordano completamente sui fatti.
Eppure, anche nei periodi più complessi della storia, restano tracce inattese.
Il periodo sabaudo, pur non essendo stato tra i più felici per la Sardegna, ha lasciato anche qualche influenza nella cultura gastronomica dell’isola. Alcuni dolci entrati ormai nella tradizione sarda richiamano infatti il Piemonte o ne portano l’impronta: savoiardi, amaretti, torrone, gattò di mandorle e persino sa timballa ’e latte, così amata in Baronia, che ricorda da vicino il bonet piemontese.
Ed è anche questo il bello della cucina: custodire la memoria, trasformarla, farla diventare identità.
Noi oggi celebriamo Sa Die de sa Sardigna così come sappiamo fare meglio: impastando storia, tradizione e dolcezza. 🌾✨
Buon 28 aprile a tutti i sardi, vicini e lontani.
Il quadro qui sotto del pittore Enrico Ibba.