07/09/2026
MERCOLEDI 9 SETTEMBRE DALLE ORE 17:30 PIAZZA MERCANTI
IN OCCASIONE DELLA DISCUSSIONE ALLA CAMERA DEL DDL 1004 PARTECIPIAMO SOSTENIAMO IL PRESIDIO
Criticare l'entità sionista di Israele non è antisemitismo
Il dissenso non si silenzia
La solidarietà non si processa
Il disegno di Legge Romeo si inserisce in un apparato repressivo che è rivolto in particolare al movimento in sostegno alla Palestina nato per opporsi al genocidio in corso.
Il DDL mira ad equiparare l’antisemitismo all’antisionismo, adottando la faziosa definizione formulata dall’International Holocaust Remeberance Alliance (IHRA, organizzazione governativa costituita dai Paesi NATO, a cui si aggiungono Argentina ed Israele).
Il settembre a Roma è indetta una mobilitazione sotto al Parlamento. In contemporanea a Milano un presidio per dire No al DDL 1004 che rappresenta una intollerabile forma di censura che di fatto istituisce il "terrorismo della parola" per chi non si allinea con il sionismo
In questo clima di guerra che vede l'Italia in prima fila nelle corsa al riamo, nelle politiche neo-coloniali, nello sfruttamento capitalistico, rispondiamo con la lotta, elaboriamo una prospettiva comune di trasformazione, trasformiamo il dissenso in Resistenza.
pubblichiamo il volantino del Cordinamento di Solidarietà con il Popolo Palestinese
e qui sotto riportiamo l'intervento fatto al corteo milanese di sabato 5 settembre:
"Voglio iniziare questo mio intervento con una immagine, che ritengo importante per rafforzare alcuni concetti e che riprende un vecchio scritto del 2014, tempo in cui quando le manifestazioni a sostegno della Palestina contavano 300/400 presenze queste cifre erano un successo e molti dei partecipanti di allora sono ancora qua oggi.
“Alle spalle del verde villaggio giordano di Karameh la terra si alza in impervie colline pietrose dove un campo profughi Palestinese era il quartier generale dei combattenti rivoluzionari palestinesi. Nel marzo del 1968 la forza d’assalto israeliana, nelle prime nebbie del mattino, marciò su Karameh decisa ad eliminare in poche ore lo zoccolo duro della resistenza palestinese. Prima di mezzogiorno tutto era distrutto, ma quelle bande di combattenti armati alla leggera e del loro coraggio furioso, non cedettero ed Israele dovette ritirarsi velocemente, abbandonando veicoli e carri armati. In poche ore la notizia della battaglia si diffuse ovunque e tutti i giovani del mondo cominciarono ad indossare le Kefie quadrettate palestinesi, come simbolo della rivoluzione e della forza dei deboli.”
Chiunque si ritiene antifascista perché legato ai valori della Resistenza, intesa come lotta al nazi-fascismo, non può che essere in modo altrettanto coerente anti-sionista, perché individua nella logica di guerra e di apartheid, che caratterizzano sia l’entità sionista, sia la sua politica, la natura razzista, neo colonialista e fascista che, fin dalle origini, si è espressa con l’usurpazione della terra e della libertà del popolo Palestinese. Natura che attraverso pratiche genocide mira all’eliminazione sia “fisica” della popolazione, che della sua memoria storica e delle tracce geografiche della sua esistenza.
La Kefia quindi rappresenta la forza e il segno della Resistenza, è anche la voce di tutti i martiri che da cento anni si battono per la libertà, l’autodeterminazione, la difesa della propria terra e della dignità.
E’ un simbolo anche per chi non cede all’illusione della possibilità di estendere il benessere sociale come se questo fosse neutro e non fondato sullo sfruttamento degli esseri umani, della natura, delle risorse, perché è la natura del profitto; perché la liberazione della Palestina è anche parte della nostra liberazione.
Non può essere quindi un semplice “oggetto” da esibire.
Il 7 Ottobre, un giorno di autunno di tre anni fa’, la resistenza palestinese ha acceso una scintilla e non solo i sionisti si sono stupiti, loro l’entità più armata del mondo, ma anche tutte le anime belle convinte che il popolo palestinese potesse continuare a vivere facendosi massacrare ogni giorno in silenzio, od in nome di una pace che in realtà da sempre è solo “rapina – sfruttamento – miseria – massacri - feroce colonialismo”.
Nonostante il continuo controllo militare sionista, le complicità di chi governa per conto dell’occupante, i palestinesi hanno messo di fronte al mondo intero la loro resistenza, il loro coraggio anche se certi che il prezzo di tanto eroismo era molto alto. Hanno svelato il vero volto del sionismo, mettendo fine alle litanie di quanti sorvolando sui crimini sionisti, sulla pulizia etnica o sul tentativo di genocidio, l'unico modo che avevano per parlare dei palestinesi era retorico: dipingendoli sempre afflitti, disperati ed al massimo in cerca di sostegno economico.
Si è creato uno spartiacque e tutti abbiamo deciso da che parte stare … per noi, che da tre anni percorriamo le strade di questa città, il posto sicuramente non è alla tavola del sionismo, dell’imperialismo e del capitalismo, ma fieri per la lezione sappiamo che questa è anche un alto livello d’amore per la vita e la libertà, come ci hanno tramandato anni fa’ anche i nostri partigiani e partigiane."