Tekevuoi?

Tekevuoi? Friggitoria

09/02/2014
GELATO FRITTOUna delle specialità che potrete gustare allo Street Food "TEKE VUOI ?"Vediamo insieme come si prepara, met...
09/02/2014

GELATO FRITTO
Una delle specialità che potrete gustare allo Street Food "TEKE VUOI ?"
Vediamo insieme come si prepara, metteremo la ricetta per 5/6 persone
Ingredienti:

■gelato (del gusto preferito, 5 o 6 palline di medie dimensioni)
■1 uovo
■180 gr di farina
■120 gr di pane grattugiato
■20 gr di zucchero a velo
■1 cucchiaio di fecola di patate
■acqua quanto basta

La friggitoria TEKE VUOI? Con I fritti di Donna Lucia è una tipica ed insieme innovativa friggitoria italiana.Salerno ha...
08/02/2014

La friggitoria TEKE VUOI?
Con I fritti di Donna Lucia è una tipica ed insieme innovativa friggitoria italiana.
Salerno ha una solida tradizione di friggitorie che hanno reso famosi in tutto il mondo i suoi fritti, purtroppo oggi quasi completamente scomparse. Tra i tanti pub e ristoranti di Salerno, la friggitoria si rivolge a giovani ed anziani, bambini e adulti, dall’ ora di pranzo fino al dopo cena. Rispettando la storia del luogo, la friggitoria soddisfa tutti i palati, dai più tradizionali e affezionati alla storia culinaria partenopea e Salernitana, ai più innovativi, raffinati e curiosi. Dietro alle sue pareti colorate i giovani cuochi Wladimiro e Marco e Donna Lucia, innamorati della buona cucina e molto attenti alla qualità e provenienza dei cibi, si sbizzarriscono nella produzione di prodotti freschi, sempre nuovi, particolari, facendoci riassaggiare il sapore degli antichi supplì ed incuriosendoci con un mix di sapori che ci ricorda le nostre moderne abitudini. Dietro al bancone decorato amanti della cucina e della tradizione gestiscono un locale pronto a soddisfare tutte le esigenze, non accettando nessun compromesso su qualità e passione.
Tutto questo per noi è sinonimo di: prodotti di prima scelta certificati, carni provenienti da piccoli allevamenti controllati e non intensivi, verdure sempre fresche e di stagione, fritture in olio di arachidi non miscelato, filtrato e cambiato quotidianamente, lavorazioni con olio d’oliva, farine di grano raffinate scelte. Tutti questi ingredienti vengono lavorati con la più grande attenzione e passione quotidianamente.
Il Brand TEKE VUOI? Con I fritti di Donna Lucia nasce e vive della passione per l’ottima cucina nazionale, proponendo un take away attento al singolo cliente. Il nostro lavoro si caratterizza con la forza dello spirito di squadra e del lavoro costante, attento e collettivo , della diffusione delle norme della buona alimentazione, del servizio al cliente amante di conoscere ed assaggiare.

I fritti di TEKE VUOI ? di DONNA LUCIA nascono dalla voglia di proporre una cucina ottima in qualità ed attenzione.Per q...
05/02/2014

I fritti di TEKE VUOI ? di DONNA LUCIA
nascono dalla voglia di proporre una cucina ottima in qualità ed attenzione.
Per questo motivo pensiamo sia necessario e assolutamente prioritario spiegare in maniera chiara ai nostri futuri clienti le modalità di lavoro che ci siamo proposti …
Ad ogni domanda vi raccontiamo quali prodotti utilizziamo, che tipo di trasformazione subiscono, quali oli utilizziamo per la frittura, quali norme rispettiamo attentamente … e quale passione e spirito mettiamo in gioco per ottenere i migliori risultati!!!
Speriamo di essere all’ altezza di rispondere a tutte le vostre domande…
Una scommessa, un sogno, un obiettivo da raggiungere … riprendere il tempo e l’attenzione al cibo e al modo di mangiare …
vogliamo farlo anche con voi …

05/02/2014

LA FRIGGITORIA ITALIANA
Le friggitorie hanno tradizione antica, sono diffuse in tutto il mondo servendo le varie specialità locali. Possono essere di tipo fisso od ambulante, trovarsi sulle strade di grande traffico, nei quartieri popolari o residenziali, nei quartieri nuovi, nel centro storico.I luoghi di stazionamento delle friggitorie ambulanti sono, da sempre e puntualmente, i luoghi ove a certe ore si verifica un notevole movimento di persone. In passato il friggitore si presentava con la carretta sulla quale era montata una baracca di legno chiusa da tre lati. Al suo interno erano posizionati: un fornello in pietra lavica sul quale una grande casseruola veniva utilizzata per la frittura, un ampio ripiano in cui si mostravano i prodotti già fritti contenuti in piatti di alluminio, un contenitore di latta (barattolo di conserva) con il coperchio bucherellato per il sale, usato in funzione della richiesta del cliente. In un’angolo emergeva una piccola collinetta di pane e, appesi ad un gancio, i rettangoli di carta già tagliati a mo’ di tovagliolo. In tempi più recenti hanno fatto la loro apparizione le “motolape” e i furgoncini che, attrezzati di tutto punto, portano in giro il prodotto già pronto per essere cucinato a richiesta. Il primo prodotto da friggitoria fu il cecio. Gli arabi, dominatori della Sicilia a cavallo tra il 9° e l’11° secolo, avvezzi alla sperimentazione gastronomica, ne macinarono i semi, ricavandone una farina che mescolata all’acqua e cotta sul fuoco dava una sorta di impasto crudo, dal sapore non eccezionale. Ma una sfoglia sottile di questa pasta, cotta a sua volta in una sostanza oleosa, diede vita alla prima “panella”, una sorta di schiacciata di piccole dimensioni, di un bel colore dorato. L’evoluzione ha portato alla nascita di diverse friggitorie, ovviamente più evolute dal punto di vista della scelta gastronomica, che si sono localizzate in più parti delle città, divenendo un punto di riferimento per i clienti del “fast-food”.

05/02/2014

LA STORIA
Lo street food ha radici molto antiche. Infatti, sin dal tempo dei Romani gran parte della popolazione consumava i pasti in piedi,velocemente, sostando in locali semi-aperti adiacenti alla strada.Di queste strutture rimangono importanti vestigia a Pompei. Qui le taverne erano sia meta dei viaggiatori di passaggio sia luogo dove i poveri si facevano riscaldare le vivande in quanto non sempre disponevano di fornelli a casa loro. Oltre alle “cauponae” e alle “tabernae” dove i passanti compravano o consumavano bevande fresche o vino caldo, vi erano numerosi venditori ambulanti che offrivano pane, frittelle , salsicce, etc. Le classi popolari urbane conoscevano il piacere di consumare a tavola solo il pasto serale. Come già avveniva nell’antica Roma, sia nel Medioevo che nell’Età Moderna, le classi urbane vivevano gran parte della giornata per strada , dove consumavano i loro pasti comprando prodotti in bottega o da venditori ambulanti. Le immagini ottocentesche degli scugnizzi napoletani che mangiavano con le mani per strada maccheroni o pizza , pasta o fritti (dolci o salati), frutta o verdura ci danno un’idea di come si svolgeva la vita nell’Ottocento. Con lo sviluppo dell’industrializzazione e l’entrata delle donne nel mondo del lavoro extrafamiliare, il ceto popolare urbano si ingrossò e il fenomeno del cibarsi per strada aumentò.
La vita frenetica ed i cibi plastificati proposti dalle grandi industrie alimentari ci hanno reso degli inguaribili nostalgici. Il viandante odierno vuole gustare sapori antichi e genuini, fiutare odori che ci riportano indietro negli anni, a quando, piccoli, rimanevamo ore in cucina sollazzandoci tra profumi di torte fatte in casa o di sughi dalla pigra cottura. Pesce fritto pugliese, piadina romagnola, focacce liguri, gnocchi fritti emiliani, arancine palermitane,supplì romani. La cucina di strada viola apertamente molte delle regole di “casa”. Il consumo diventa al tempo stesso un fatto privato ( spesso si consuma da soli, contrariamente a quando si va al ristorante o la bar, accompagnati da amici o parenti), e un evento pubblico, perché avviene per strada o in locali aperti agli sguardi di tutti, quindi legato alla collettività.Si è da soli e insieme nello stesso tempo , e ciò crea un’atmosfera di complicità tra gli avventori, per cui sovente si scambiano due parole, una battuta, perché la situazione induce un senso di confidenza non comune. La cucina di strada è insomma un’arte della comunicazione
Una volta attraevano con il loro profumo di bontà e squisitezze le Friggitorie, negozi dove di continuo funzionavano tre o quattro caldaie d’olio bollente nel quale venivano immerse le prelibatezze realizzate dalle mani abili del friggitorie che, da una grande zuppiera di ceramica o di alluminio, prelevava una piccola quantità di prodotto formando quello che poi era un ottimo arancino o crocchè di patate o altro. Oggi di friggitorie ne restano poche.

Indirizzo

Melito Di Porto Salvo

Telefono

3288566498

Sito Web

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