05/02/2014
LA STORIA
Lo street food ha radici molto antiche. Infatti, sin dal tempo dei Romani gran parte della popolazione consumava i pasti in piedi,velocemente, sostando in locali semi-aperti adiacenti alla strada.Di queste strutture rimangono importanti vestigia a Pompei. Qui le taverne erano sia meta dei viaggiatori di passaggio sia luogo dove i poveri si facevano riscaldare le vivande in quanto non sempre disponevano di fornelli a casa loro. Oltre alle “cauponae” e alle “tabernae” dove i passanti compravano o consumavano bevande fresche o vino caldo, vi erano numerosi venditori ambulanti che offrivano pane, frittelle , salsicce, etc. Le classi popolari urbane conoscevano il piacere di consumare a tavola solo il pasto serale. Come già avveniva nell’antica Roma, sia nel Medioevo che nell’Età Moderna, le classi urbane vivevano gran parte della giornata per strada , dove consumavano i loro pasti comprando prodotti in bottega o da venditori ambulanti. Le immagini ottocentesche degli scugnizzi napoletani che mangiavano con le mani per strada maccheroni o pizza , pasta o fritti (dolci o salati), frutta o verdura ci danno un’idea di come si svolgeva la vita nell’Ottocento. Con lo sviluppo dell’industrializzazione e l’entrata delle donne nel mondo del lavoro extrafamiliare, il ceto popolare urbano si ingrossò e il fenomeno del cibarsi per strada aumentò.
La vita frenetica ed i cibi plastificati proposti dalle grandi industrie alimentari ci hanno reso degli inguaribili nostalgici. Il viandante odierno vuole gustare sapori antichi e genuini, fiutare odori che ci riportano indietro negli anni, a quando, piccoli, rimanevamo ore in cucina sollazzandoci tra profumi di torte fatte in casa o di sughi dalla pigra cottura. Pesce fritto pugliese, piadina romagnola, focacce liguri, gnocchi fritti emiliani, arancine palermitane,supplì romani. La cucina di strada viola apertamente molte delle regole di “casa”. Il consumo diventa al tempo stesso un fatto privato ( spesso si consuma da soli, contrariamente a quando si va al ristorante o la bar, accompagnati da amici o parenti), e un evento pubblico, perché avviene per strada o in locali aperti agli sguardi di tutti, quindi legato alla collettività.Si è da soli e insieme nello stesso tempo , e ciò crea un’atmosfera di complicità tra gli avventori, per cui sovente si scambiano due parole, una battuta, perché la situazione induce un senso di confidenza non comune. La cucina di strada è insomma un’arte della comunicazione
Una volta attraevano con il loro profumo di bontà e squisitezze le Friggitorie, negozi dove di continuo funzionavano tre o quattro caldaie d’olio bollente nel quale venivano immerse le prelibatezze realizzate dalle mani abili del friggitorie che, da una grande zuppiera di ceramica o di alluminio, prelevava una piccola quantità di prodotto formando quello che poi era un ottimo arancino o crocchè di patate o altro. Oggi di friggitorie ne restano poche.