21/05/2025
Oggi ho portato due mele in classe.
Entrambe belle, lucide, rosse. A occhio n**o, identiche.
Ma solo io sapevo la verità: una delle due era caduta più volte prima della lezione. L’avevo raccolta con cura, senza romperla all’esterno. Sembrava perfetta… ma solo all’apparenza.
Ho chiesto ai bambini di osservarle.
“Sembrano uguali”,
“Devono essere buonissime”,
“Mi viene voglia di mangiarle”, dicevano.
Poi ho fatto qualcosa di insolito.
Ho preso la mela che avevo fatto cadere e ho cominciato a parlarle male.
Le ho detto che era br**ta, che non mi piaceva, che aveva un colore spento e un picciolo ridicolo.
E ho chiesto ai bambini di fare lo stesso.
All’inizio erano confusi. Uno ha sussurrato: “Ma… è solo una mela.”
Ma poi hanno seguito l’esempio:
“Fai schifo”,
“Nessuno ti vuole”,
“Sembri marcia”,
“Non servi a nulla”.
Poi abbiamo preso l’altra mela. Quella rimasta “amica”.
E le abbiamo detto parole belle:
“Sei profumata”,
“Hai un colore bellissimo”,
“Scommetto che sei dolcissima.”
Infine, ho tagliato le due mele davanti a loro.
Quella trattata con gentilezza era fresca, chiara, croccante.
Quella che avevamo insultato… era molle, scura, piena di lividi dentro.
Nella classe calò il silenzio. Nessuno parlava. Nessuno sorrideva.
Avevano capito.
Le parole che avevamo detto “per finta” a una mela,
sono le stesse che ogni giorno qualcuno riceve davvero.
Parole che non si vedono, ma che lasciano segni.
Non sulla pelle. Dentro.
Ho raccontato ai bambini che anche io, solo pochi giorni fa, ho ricevuto parole che mi hanno ferita.
Sorridevo. Sembravo serena.
Ma dentro mi sentivo proprio come quella mela: ammaccata in silenzio.
Le parole possono colpire più di uno schiaffo.
E a volte fanno più male.
Per questo dobbiamo insegnare — ai bambini e a noi stessi —
che ogni parola ha un peso.
Che si può ferire anche con una frase detta per gioco.
E che la gentilezza non è debolezza: è forza. È scelta. È amore.
E sapete cosa mi ha colpito più di tutto?
Mentre gli altri insultavano la mela, una bambina si è rifiutata.
Ha detto: “Io non voglio dire cose cattive. Anche se è solo una mela.”
Quel gesto, così piccolo… vale più di mille lezioni.
Le parole possono costruire o distruggere.
Sollevare o spezzare.
Restare dentro per anni.
La lingua non ha ossa, ma può spezzare un cuore.
Usiamola con cura.
Per amare, non per ferire.
Per includere, non per escludere.
Per guarire, non per lasciare cicatrici.
Perché dietro ogni sorriso potrebbe nascondersi una mela ammaccata.
E le nostre parole… possono fare la differenza.
- via Le monde littéraire