12/03/2026
Grazie di cuore per averci menzionato❤️
il "BISCOTTO di TAGGIA" 😋
Taggia (Im), bel borgo nella Riviera dei Fiori, è conosciuta un po’ dappertutto per le sue ottime olive. La cultivar della provincia di Imperia è infatti considerata una delle migliori sia da tavola che da olio, e va da sé che sia impiegata in un novero di ricette. Tra queste ce n’è una che spicca in queste settimane. Si chiama biscotto ma non è quasi per niente dolce, ha una consistenza super croccante, profuma di semi di fi*****io e si prepara in queste settimane di Quaresima, in osservanza dei precetti del mangiare di magro.
Le olive taggiasche: olio e biscotti
Abbiamo raccontato più volte di come il limite al consumo sulla tavola del periodo di prodotti opulenti e di origine animale abbia fornito stimoli all’inventiva. Nel repertorio regionale che precede la Pasqua non mancano infatti piccoli dolci, che con la loro sobrietà si mostrano comunque interessanti e ancora apprezzati. I biscotti di Taggia, al netto del nome, non ricordano i più sostanziosi frollini, dai quali si distanziano per la sostituzione del b***o con l’olio di olive taggiasche. In origine preparati anche senza uova, era questo l’unico ingrediente che dava fragranza al prodotto.
I biscotti di Taggia, pensati per la Quaresima
Si racconta che la ricetta sia nata dai frati del Convento di San Domenico proprio a Taggia, forse già nel XV e XVI Secolo. Con le risorse del circondario — in primis l’olio delle loro olive e il fi*****io che cresceva spontaneo — impastavano dei biscotti leggeri ma sazianti, adatti al periodo di astinenza e digiuno.
Grazie alla loro durata e resistenza alle muffe, il biscotto di Taggia diventò anche compagno di viaggio ideale per pellegrini, viandanti e marinai, che potevano mantenerlo nelle loro bisacce e nelle stive delle navi (un po’ come quelli genovesi del Lagaccio).
Come si preparano e si consumano i biscotti liguri poco dolci
L’impasto è semplice e per così dire povero, a base di farina di grano tenero talvolta miscelata con semola, poco zucchero, giusto per addolcire, e appunto olio extravergine di oliva. La base è aromatizzata dai semi di finocchietto selvatico — oggi capitano anche scorza di limone, vaniglia o anice —, che conferiscono un gusto distintivo. La doppia cottura che dà il nome bis-cotto avviene in due fasi in forno, con in mezzo il taglio dei panetti a fette e la successiva asciugatura a lungo, a bassa temperatura.
Oggi i biscotti taggiaschi, detti in dialetto bescheutti da quaeixima, si trovano tutto l’anno nei forni locali e della Valle Argentina, e si consumano di solito a fine pasto inzuppati nel vino locale, come il Moscatello di Taggia o il Vermentino. Sono però sempre giusti come snack, aperitivo o generico spezza-fame.
Ingredienti
1 kg di farina
2 bustine di lievito secco da 25 gr o 2 dadi di lievito di birra
1/4 l di acqua o latte
250 g di zucchero
250 g di olio extravergine di olive taggiasche
3 cucchiai di semi di fi*****io
un pizzico di sale
Istruzioni
Versare il lievito nella farina
Mescolare per bene
Aggiungere l’olio, lo zucchero, il sale, i semi di fi*****io, l’acqua
Mescolare bene il composto
Versare il composto sul tavolo
Continuare a lavorare e preparare dei filoni
Disporre i filoni in una teglia e lasciar lievitare per una 1/2 ora sotto un canovaccio
Incidere il filoni lievitati e Infornare a 200° circa x 20 minuti
Sfornare, controllare la doratura e lasciarli raffreddare per qualche minuto
Dividere i biscotti dai pani e riposizionarli nel testo
Ripassare in forno per una diecina di minuti in modo da dorare la superficie laterale dei biscotti.