20/04/2026
Ieri sera abbiamo preso parte alla presentazione del libro “Quattro Volte Me” di Monica Oriente. L’evento è stato indetto dal Comune di Aquara, al quale hanno preso parte le istituzioni del territorio e le altre Associazioni Culturali aquaresi.
Per noi ha letto un passo dell’opera la nostra tesserata Rosa Di Bello, che ringraziamo per la disponibilità e per il mettersi sempre in gioco.
Il passo letto è l’inizio del 3º capitolo dal titolo “Con stile, sempre. La bellezza come forma di resistenza.”. Di seguito lo riportiamo:
“Anche quando il corpo cedeva, lo stile restava la mia armatura.
Non rinunciai mai al mio modo di vestire. Curarmi, scegliere un abito, un colore, un dettaglio, non era solo una questione estetica, ma un atto di resistenza contro la malattia. La moda era diventata un linguaggio silenzioso, un modo per esprimere la mia identità, per dichiarare che la mia dignità non poteva essere intaccata.
In un mondo che sembrava crollare, decidere cosa indossare era un piccolo gesto di controllo, un frammento di normalità.
Non si trattava di vanità, ma di amore per me stessa.
Era un modo per dire al cancro che, nonostante la mia debolezza fisica, il mio spirito rimaneva forte.
La mia anima non aveva perso i suoi colori, e ogni giorno mi vestivo per celebrare la vita, perché anche in mezzo alla tempesta, c’è sempre spazio per l’amore e la bellezza. Sceglievo tinte vivaci. Lo facevo per me, ma anche per chi mi stava intorno: mi piaceva pensare che un tocco di colore potesse portare un sorriso o un attimo di leggerezza a chiunque incrociasse il mio cammino.
E nelle giornate in cui indossavo qualcosa che mi piaceva particolarmente, sentivo una forza speciale crescere dentro di me.
Ero pronta ad affrontare qualsiasi sfida, anche quella più dura.
Lo stile non copriva il dolore, ma gli dava un perimetro. Mi ricordava che, oltre la malattia, restava intatta la donna che ero, la mia dignità, il mio gusto, la mia voglia di bellezza. E così, giorno dopo giorno, continuai a presentarmi alla vita «con stile», sempre.
In quel periodo, mentre ricevevo le cure in clinica, c’era anche il marito della stilista Laura Biagiotti, Gianni Cigna, un uomo elegante, riservato.
Per Natale, la famiglia Biagiotti volle fare un gesto di straordinaria generosità. Donarono numerosi regali ai pazienti del reparto, grandi e piccoli. Ricordo il via vai di pacchi, la delicatezza con cui furono consegnati, i sorrisi che anche solo per un momento riuscirono ad affacciarsi sui volti stanchi. In quei giorni, guardando quelle confezioni eleganti e i tessuti raffinati, sognavo anch’io di poter indossare un abito firmato Biagiotti, di sentirmi di nuovo bella e leggera, come su una passerella di vita ritrovata.
Fu un Natale diverso, ma pieno di umanità. In un luogo dove si combatteva ogni giorno per vivere, quel gesto fu come una carezza collettiva.
Un atto d’amore silenzioso che ancora oggi porto nel cuore.”