12/05/2022
Costantinopoli e Mosca
La Chiesa russa [...] impiegava una lingua liturgica slava; e inizialmente la maggior parte del suo clero arrivò dalla Bulgaria. Ma dal secolo XI al primo XIV il capo della Chiesa russa, il metropolita di Kiev e di tutte la Russie, era un greco, nominato dal Patriarca di Costantinopoli. Dal XIV secolo in poi veniva nominato più spesso un russo, di solito in alternanza con un greco. Quest'ultimo sarebbe stato sempre nominato dal Patriarca, invece il primo sarebbe stato eletto dal principe russo di turno e confermato da Costantinopoli.
La Chiesa russa era autocefala, ma fino a tempi recenti manteneva sempre uno stretto contatto con Costantinopoli; ed il collegamento è stato reso più stretto dai numerosi pellegrini russi che visitavano la Città e dai molti monaci russi che si insediarono sul Monte Athos.
[…]
Il patriarca ecumenico Geremia II, al momento della nomina del primo Patriarca autocefalo di Mosca nel 1589, affermò che Mosca era la "Terza Roma", espressione quantomai invalsa.
Tuttavia, chiariva benissimo che egli riconosceva la pretesa della Russia di essere la terza Roma politicamente ma non ecclesiasticamente.
I diritti e i doveri del capo secolare dell'Ecumene sono passati dagli imperatori della vecchia Roma e gli imperatori della Nuova Roma agli Imperatori di Moscovia. Ma la suprema autorità ecclesiastica è ancora la Pentarchia di Patriarcati, con Costantinopoli alla sua testa, e Mosca aggiunta in fondo alla lista in modo da ricomporre il numero cinque, dato che si considerava il seggio di Roma vacante per eresia.
[…]
La Chiesa ortodossa è stata spesso accusata di cesaropapismo, di completa sottomissione al sovrano secolare. Per quanto riguarda la Chiesa russa l'accusa non è infondata.
Il periodo del dominio mongolo aveva dato al principe un esempio di completo assolutismo e aveva eliminato la vecchia nobiltà, mentre la popolazione era ignorante e di solito incapace di esprimersi.
A Bisanzio, anche se l'imperatore teoricamente aveva il controllo della gerarchia ecclesiastica,
il suo potere era limitato in parte dalla tradizione e ancor più dall'opinione pubblica. Bisanzio era fondamentalmente una democrazia. Neppure l'imperatore, anche se era il rappresentante legale e accettato del popolo davanti a Dio e Pontefice Massimo, avrebbe potuto imporre una politica religiosa che il popolo non avrebbe approvato.
Ogni bizantino era sinceramente appassionato di religione.
Se era istruito, si considerava in diritto di avere le proprie opinioni, qualunque cosa l'imperatore o la gerarchia avesse da ridire.
Se era un semplice, egli dipendeva dal suo consigliere spirituale; ed i consiglieri spirituali della gente più umile erano i monaci, sui quali né l'imperatore né Patriarca potevano sempre esercitare il controllo. L'Imperatore era una figura augusta i cui sacri diritti venivano rispettati e che in una lotta con il Patriarca di solito riusciva a spuntarla e fare a modo suo. Ma né lui né il Patriarca, per tutto il loro splendore, potevano vivere in modo sicuro nell'alto loro ufficio se avessero perso la simpatia del popolo cristiano di Bisanzio.
Steven Runciman
Citazioni da "The Great Church in captivity"
Nella foto: la chiesa ortodossa di San Giorgio dei Greci a Venezia. Dettaglio del pulpito (1597) di Giovanni Grapiglia e della cupola di Giovanni di Cipro (1589).
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Constantinople and Moscow
The Russian Church [...] employed the Slavonic liturgy; and most of its clergy had at first come from Bulgaria. But from the early eleventh century to the early fourteenth the head of the Church, the Metropolitan of Kiev and All Russia, was a Greek, appointed by the Patriarch of Constantinople. From the fourteenth century onwards a Russian was often appointed, usually alternately with a Greek. The latter would still be nominated by the Patriarch, the former by the chief Russian prince of the time and confirmed by Constantinople. The Church was autocephalous but was thus kept in close contact with Constantinople; and the connection was made closer by the many Russian pilgrims who visited the city and the many Russian monks who settled on Mount Athos.
[...]
The Ecumenical Patriarch Jeremias II, in appointing the first autocephalous Patriarch of Moscow in 1589, famously declared Moscow to be the "Third Rome".
However, he makes it clear that he recognizes Russia's claim to be the third Rome politically but not ecclesiastically. The rights and duties of the secular head of the Oecumene have passed from the Emperors of Old Rome and the Emperors of New Rome to the Emperors of Muscovy. But the supreme ecclesiastical authority is still the Pentarchy of Patriarchates, with Constantinople at its head, and Moscow added at the bottom of the list, to make up the pentad, now that Rome had been removed for heresy.
[...]
The Orthodox Church has often been accused of Caesaropapism, of complete subservience to the secular ruler. With regard to the Russian Church the accusation is not unfounded.
The period of Mongol Rule had had given the prince an example of complete absolutism and had eliminated the old nobility, while the populace was ignorant and usually inarticulate.
In Byzantium, though the Emperor had theoretical control of the hierarchy, his power was limited, partly by tradition and still more by public opinion. Byzantium was fundamentally a democracy. Not even the Emperor, though he was the legal and accepted representative of the people before God and Pontifex Maximus, could enforce a religious policy of which the people disapproved.
Every Byzantine felt passionately about religion.
If he were well educated he considered himself entitled to have his own views, whatever the Emperor or the hierarchy might say. If he were simple he depended upon his spiritual adviser; and the spiritual advisers of the humbler folk were the monks, over whom neither Emperor nor Patriarch could always exercise control. The Emperor was an august figure whose sacred rights were respected and who in a struggle with the Patriarch would usually have his way. But neither he nor the Patriarch, for all their splendour, could live securely in his high office if he lost the sympathy of the Christian people of Byzantium.
Steven Runciman
Quotes from "The Great Church in captivity"
Depicted: Orthodox Church of St. George of the Greeks in Venice. Detail of the pulpit by Giovanni Grapiglia (1597) and the dome by John of Cyprus (1589).