12/10/2026
IL CASO DAVID ROSSI: 13 ANNI DI DOMANDE. E ADESSO?
Siena, 6 marzo 2013.
Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, muore precipitando dalla finestra del suo ufficio.
Da quel momento, una vicenda giudiziaria che continua a sollevare interrogativi e che oggi, a distanza di oltre tredici anni, torna al centro dell’attenzione.
I fatti, non le fantasie.
🔎 Nel 2013 David Rossi morì nella sede del MPS.
🔎 Nel 2023 la Camera dei deputati istituì una nuova commissione parlamentare d’inchiesta.
🔎 Il 3 marzo 2026, la commissione bis ha approvato un rendiconto che esclude l’ipotesi del suicidio e indica l’omicidio sulla base degli accertamenti svolti dai propri consulenti.
Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Siena.
🔎 Il 29 settembre 2026, i consulenti della commissione hanno ribadito che, secondo la loro valutazione medico-legale e psicologico-forense, l’ipotesi del suicidio sarebbe tecnicamente insostenibile.
🔎 Oggi, 12 ottobre 2026, nuove analisi del RIS sui filmati di videosorveglianza hanno individuato dodici sequenze compatibili con il passaggio di una o più persone nell’area cieca all’ingresso del vicolo, tra le 20:04 e le 20:14 del giorno della morte.
Un elemento che richiede approfondimenti, non una prova automatica della presenza di responsabili.
Fonti: ANSA, 3 marzo, 29 settembre e 12 ottobre 2026; Camera dei deputati, Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi.
E allora le domande sono inevitabili.
Perché sono serviti tutti questi anni per arrivare a nuove valutazioni così rilevanti?
Quali elementi non sono stati compresi, approfonditi o valutati adeguatamente nelle precedenti indagini?
Se emergeranno responsabilità, chi dovrà risponderne?
E soprattutto: qualcuno ha mai avuto interesse a non far emergere tutta la verità?
Quest’ultima è una domanda, non un’accusa. Non sarebbe serio indicare colpevoli o ipotizzare mandanti senza prove.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare ogni interrogativo come una semplice teoria.
Non dimentichiamo che, dietro questa vicenda, c’è un uomo, c’è una famiglia che da anni cerca risposte e c’è la credibilità delle istituzioni.
La verità giudiziaria non può dipendere dalla convenienza di qualcuno.
Se ci sono stati errori, devono essere riconosciuti.
Se ci sono responsabilità, devono essere accertate.
Se qualcuno ha ostacolato la ricerca della verità, deve risponderne davanti alla legge.
Non servono processi sui social.
Servono fatti, prove, trasparenza e giustizia.
Perché in uno Stato di diritto nessuno dovrebbe essere intoccabile e nessuna famiglia dovrebbe sentirsi abbandonata nella ricerca della verità.
DAVID ROSSI MERITA RISPOSTE.
LA GIUSTIZIA MERITA VERITÀ.
I CITTADINI MERITANO DI SAPERE.